Migranti: risorsa o minaccia?

Articolo scritto da Simona Ghivarello, 3 Afm

Nell’ultimo periodo l’intenzione del vice premier italiano Matteo Salvini di respingere i migranti ha provocato molte discussioni e dibattiti tra chi è favorevole all’accoglienza e chi è invece contrario.

La domanda che tutti si pongono è la stessa: i migranti sono una risorsa o una minaccia per l’Italia? È più giusto accoglierli o bisogna aiutarli a casa loro?

Oltre a farne una questione morale, chi è favorevole ha sottolineato che i migranti possono essere una vera e propria risorsa economica e sociale per l’Italia perché ormai il nostro Stato sta diventando un paese di “vecchi”, in cui si fanno sempre meno figli. Grazie all’arrivo di nuovi giovani migranti l’età media della popolazione italiana si abbasserà ed i nuovi arrivati, con la loro assunzione, aiuteranno a pagare le pensioni svolgendo mansioni che la maggior parte degli italiani non vogliono assolutamente fare.

Dato che i migranti arrivano con molti bambini, questi ultimi faranno sì che la percentuale di scolarizzazione aumenti e lo Stato dovrà mantenere un buon livello delle scuole.

Ultimo motivo, ma non meno importante, è l’arricchimento culturale dovuto all’arrivo di persone con diverse tradizioni e costumi.

Chi è sfavorevole sottolinea che a causa dell’immigrazione sono lievitati i costi di pattugliamento e soccorso in mare e per le strutture di accoglienza temporanee e le relative spese sanitarie.

Per molti italiani in cerca di lavoro, i migranti rappresentano una concorrenza sleale, perché la maggior offerta di lavoratori riduce il salario e quindi sono molti gli imprenditori che se ne approfittano.

Il fatto che alcuni migranti delinquano fa sì che ricada su tutti loro la colpa della crescita della criminalità e quindi sono molte le persone che li vorrebbero rimandare tutti a casa loro.

Ultima motivazione è la difficoltà d’integrazione, sia per colpa di chi non riesce ad accettare lo straniero sia per chi non vuole adeguarsi al nuovo ambiente socio-culturale.

In conclusione, la maggior parte dei politici e della popolazione si trova d’accordo che nel 2018 non si può e non si deve morire a causa di guerre o fame.

Sono pertanto tutti concordi che si debba accogliere chi ha diritto a ricevere asilo politico, e che tutti gli altri debbano essere aiutati.

A questo punto nascono nuovamente due scuole di pensiero contrapposte tra loro, ossia chi è convinto di doverli accogliere a prescindere e chi è convinto che bisogna aiutarli a casa loro.

I primi asseriscono che i migranti, svolgendo lavori che gli italiani non vogliono proprio fare, aiutino ad aumentare la produttività del paese e che con i soldi inviati alle famiglie sostengano in modo diretto l’economia dei loro paesi molto più degli aiuti umanitari che arrivano ai governi senza alcuna ricaduta sulla popolazione.

I secondi affermano, invece, che costerebbe molto meno se il nostro governo stanziasse degli aiuti ed investimenti rivolti agli stati da cui questi stanno emigrando.

Alla fin fine si riduce tutto ad una questione economica, come quando si compila un bilancio di un’impresa, dove si inseriscono i costi e i ricavi e si vuole ottenere il maggior “utile” possibile, dimenticando che stiamo speculando sulla vita di esseri umani, che rischiano tutto lasciando il loro paese con la sola “speranza” di un’esistenza migliore per sé e per i propri cari.

Si riduce quindi tutto ad una semplice domanda:

dobbiamo ragionare con la coscienza o con il portafoglio?

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