Quando il Cyberbullismo uccide

Che cos’è il Cyberbullismo?

Questo “nuovo” fenomeno, chiamato Cyberbullismo, è negli ultimi anni sempre più frequente, soprattutto nella fascia d’età compresa tra gli 11 ed i 19 anni. Come riporta l’indagine svolta nel 2011 da Eurispes (Istituto di Studi Politici Economici e Sociali), più di un ragazzo su quattro è stato    minacciato da un bullo via e-mail o sms. Ma in che cosa consiste    realmente il cyberbullismo? Si    tratta di “minacce” e aggressioni virtuali, vale a dire diffusione di  informazioni personali e pubblicazione di immagini e video appartenenti a persone altrui   emanate senza alcun consenso.

Sono ormai purtroppo parecchi i nomi ad esso collegati. Cominciamo ricordando una delle ragazze vittime del cyberbullismo diventata icona di questo fenomeno: Amanda Todd, una ragazza canadese impiccatasi nel 2012 all’interno della sua cameretta a causa delle innumerevoli minacce ricevute da parte di un “cyberpedofilo” di cui era vittima da tempo. Tra le  violenze virtuali da lui perpetrate c’era la pubblicazione su internet di una videochat effettuata su un sito di incontri a cui Amanda si era iscritta di recente. Visto dall’esterno, tutto ciò potrebbe sembrare patetico, ed il primo pensiero in cui si incorre é: “Basta non iscriversi a determinati siti e non pubblicare mai nulla”, ma é chiaro che quasi nessuno parte con l’intenzione di condividere con persone sconosciute delle                        immagini/video personali, ed è  proprio in questo momento che entra in atto il cyberbullismo.

Fino a circa dieci anni fa gli strumenti digitali utilizzati dagli adolescenti consistevano in computer e cellulari quasi mai  connessi ad Internet; Facebook, per citare il più importante social network, ha avuto il suo importante sviluppo negli anni 2010/2011. Fino a quel momento era presente il “tradizionale”  bullismo, ma la diffusione di internet, di whatsapp e in ultimo degli smartphone, ha reso più facile ma allo stesso tempo più “distruttivo” il fenomeno.

Gli smartphone, questi apparentemente innocui strumenti, possono, se usati in modo sbagliato, rivelarsi delle brutali armi, in particolare nelle mani di ragazzi con una scarsa “educazione digitale”, tema sul quale andrebbe fatta un’importante sensibilizzazione. Tutto ciòdovrebbe partire dalle scuole e dalla famiglia, soprattutto per i genitori che dotano i loro figli di una svariata gamma di mezzi tecnologici, per essere sempre in comunicazione con loro e sentirsi più sicuri; chissà se sarebbe accaduta la stessa cosa a Tiziana Cantone, se avesse avuto maggior supporto e aiuto… Per chi non lo sapesse, Tiziana Cantone era una ragazza che una sera, dopo aver bevuto qualche bicchiere di  troppo, è stata filmata in un bagno,   nuda, dal suo fidanzato, il quale ha  successivamente inviato il video ad un suo amico, che si è occupato di trasmetterlo ad un’infinita rete di persone, tramite Facebook e Whatsapp.

Tiziana nel video ha pronunciato una frase diventata virale a pochi giorni dalla sua pubblicazione, in cui diceva al fidanzato: “Stai facendo il video? Bravo!” Questo “Bravo” è diventato sui vari social network un vero e proprio motto, spesso pronunciato anche senza una vaga idea di che cosa volesse significare. Molti ragazzi di sesso maschile sono venuti a conoscenza del video, e soprattutto della “protagonista”, di cui in poche ore si è saputo nome, cognome, e addirittura indirizzo. La diffusione è stata così ampia che si é verificato un vero e proprio assalto sui social, tramite insulti di vario genere che hanno generato una violenza psicologica tale da fare uccidere Tiziana. Tutto questo per colpa di un semplice video.

Per fortuna però ci possiamo consolare con il dire che non tutti i casi di cyberbullismo finiscono così male. Per citarne alcuni dei più recenti, ricordiamo quello della famosa giornalista sportiva Diletta Leotta, alla quale è stato hackerato l’account dropbox, contenente alcune foto “hot” personali.  Grazie alla sua popolarità ed al modo in cui la situazione è stata gestita, non è successo nulla di grave, anzi, le è stata fatta un’incredibile pubblicità (della serie: male o bene, purché se ne parli).

Vorremmo infine concludere con alcuni piccoli accorgimenti attraverso i quali è possibile limitare questo fastidioso fenomeno:

  1. Diffondere nelle scuole una formazione digitale di “livello”.
  2. Usare i vari social network con la “testa”.
  3. Evitare di diffondere materiale troppo “personale” (anche a persone fidate).
  4. Proteggere il cellulare con un codice PIN.
  5. Alle prime avvisaglie, confidarsi con un adulto di fiducia (genitore/insegnante)

Seguendo questi semplici accorgimenti, e accompagnati anche dall’aiuto di genitori, insegnanti e amici, avremo pian piano tutte le carte in mano essere noi “i forti” della situazione. E come dice anche il detto, solo l’unione fa la forza.

Bellet e M. Poupour

 

 

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