Cara sciatrice, …

Come spesso succede quando getti un sasso in uno stagno, l’effetto che si crea è mille volte più grande rispetto al primo gesto! Centinaia di  visualizzazioni e condivisioni: infatti non è tardata ad arrivare la replica alla giovane sciatrice, e come è corretto fare, abbiamo dato spazio anche alla voce dell’altra “campana”: i prof.

Riportiamo la risposta alla lettera pubblicata mercoledì 14 febbraio. Buona lettura!!!

Cara giovane studentessa (e sciatrice!),

ti ringrazio per la lettera che hai indirizzato alla nostra “categoria” perché la verità, cara ragazza mia, è che per coloro che fanno questo lavoro, non si smette mai di imparare. E per quanto fastidiosa, graffiante e anche un po’ tagliente, trovo ogni singola tua parola corretta, coerente e tremendamente sfrontata. Di quella sfrontatezza che si ha a sedici anni e che mi auguro con tutto il cuore non ti abbandoni mai!

Ho scelto di fare questo lavoro perché dal profondo del cuore credo che siano le generazioni più giovani a dettare il destino della nostra nazione. Una delle frasi più belle e potenti è quella di Nelson Mandela: L’educazione è l’arma più potente con cui cambiare il mondo. E mai come oggi è di vitale importanza che le nuove generazioni siano pronte ad affrontare il mondo con gli strumenti di un guerriero, con coraggio, orgoglio, sacrificio e onore.

E noi “prof” ci troviamo spesso e volentieri di fronte a dilemmi estremamente profondi e contraddittori: una società che richiede disciplina e organizzazione ma nello stesso tempo escamotage e scorciatoie, spesso inconciliabili tra loro.

E la cosa più difficile da digerire è che spesso combattiamo contro idee radicate e profondamente distorte della realtà: viene messa in discussione la nostra imparzialità, la nostra preparazione, la nostra coerenza, la nostra metodologia didattica, il nostro tempo, persino il nostro stipendio!

La sfida è aperta: la scuola ideale, così come il professore ideale (o come l’alunno ideale!) non esiste, e in questo risiede la bellezza del crescere insieme, tutti noi, professori e alunni. La scuola che ho in mente io è un posto che non crea attriti ma dialoghi, che non favorisce la diseducazione ma la cultura, che non crea barriere ma le distrugge, che promuove sempre e comunque un dialogo e un confronto. Non siamo alieni ragazza mia, abbiamo a cuore il vostro futuro, il vostro diventare grandi, ammiriamo la vostra tenacia e cocciutaggine e soprattutto l’entusiasmo che sempre di più deve animare i vostri cuori e le vostre azioni! E ben vengano le parole dirette a noi prof, ne abbiamo bisogno per continuare a stare al passo e crescere anche noi – in maniera diversa dalla vostra – ma pur sempre calcolare la rotta e perché no, a volte provare a fare dei fuoripista 😊

Per rispondere alla tua lettera – perdona le divagazioni – credo che agli sportivi (tutti, non solo agli sciatori!) venga richiesto uno sforzo in più, un impegno maggiore: non solo avete l’impegno scolastico ma anche quello sportivo.

La scuola vi serve per ottenere un titolo, un diploma (vi prepariamo ad un Esame di Stato uguale per tutti) che sarà utile (fondamentale!) nel mondo del lavoro o nel mondo Universitario. La scuola e lo sport sono valori che vanno a braccetto, e, come ben sai lo sport non tollera sconti o scorciatoie. La preparazione che viene richiesta è identica per tutti.

Come posso risolvere il problema, che capisco, comprendo e riconosco?  Lavoro in una realtà che nasce con l’obiettivo di agevolare gli sportivi: il nostro Istituto, avendo ben presenti gli impegni degli studenti sportivi, ha tra i suoi obiettivi soprattutto quello di venire incontro alle loro esigenze. E’ per questo motivo che “giostriamo” il programma rendendolo più consistente quando siete presenti e più leggero quando siete impegnati sul fronte sportivo, carichiamo le lezioni (compiti, avvisi, indicazioni, approfondimenti fatti ad hoc) in piattaforma web condivisa, comunichiamo il più possibile con gli strumenti a disposizione e utilizziamo le interrogazioni programmate durante la stagione. Il mio dovere è quello di essere il più possibile flessibile, ma anche quello di farti imparare una determinata disciplina.

Non sto dicendo che sia facile. Nessuna strada che punta in alto lo è. Posso dirti che sostengo con tutta la mia anima la tua carriera di sportiva (e faccio il tifo per voi e mi riempie di orgoglio vedervi in classifica, sui giornali, sui social!!!!), ma con tutta la mia anima sostengo anche il ruolo della scuola e della formazione che non permette favoritismi per nessuno.

Anche se suona strano, provate anche voi a fidarvi dei vostri prof, usate l’intelligenza e non la sfida, usate la potenza della cultura per crescere e non la distruzione, aiutateci a capire chi siete e come potervi aiutare: non siamo dietro ad una scrivania con dati e numeri, abbiamo a che fare con esseri umani tutti diversi tra loro e abbiamo bisogno anche noi di una piccola bussola per fare al meglio ciò che abbiamo deciso di fare: insegnare.

E che si tratti di italiano, storia, diritto, economia aziendale o storia dell’arte, il nostro pensiero più grande è per i “nostri” ragazzi, che vediamo crescere, cadere, raggiungere soddisfazioni e delusioni e per i quali ogni giorno – ogni giorno – lavoriamo per permettere loro di combattere al meglio la sfida più grande: la vita!

 

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