I pensieri oscuri dell’agonista: quello che nessuno dice

Chi vive in prima persona il mondo dello sci alpino agonistico lo sa: durante il giorno della gara ci sono così tanti pensieri ed emozioni contrastanti che sembra di stare nel bel mezzo di una tempesta. Allora perché non farci un giro nella testa di un’atleta quando è il momento di partire? Proviamo…

Via, si parte, oggi non si scherza: è il momento di tirare fuori tutto, di far valere ogni sforzo e allenamento, di usare tutte le risorse e il più piccolo grammo di talento che posso trovare in me stesso. Non è la prima nè l’ultima gara, anzi ce ne sono così tante come questa che bisogna sempre provarci: ogni minima opportunità va sfruttata al massimo, e allora andiamo!

Scendo dal pulmino e mi metto subito in coda; dai che poi rimango indietro e arriva immediatamente l’ansia. Questo è il trucco: essere sempre puntuale, in orario e avere tutto sotto controllo; così si scongiura ogni malessere mentale e qualsiasi tipo di distrazione.

Poi l’unico pensiero è essere concentrata per la ricognizione; non si può ricordare tutto il tracciato perfettamente in ogni porta ma di fondamentale importanza è eliminare tutto ciò che è superfluo e tenere bene a mente le parti importanti. Certo distinguerli è già più difficile ma fortunatamente c’è il mio allenatore per chiarire ogni dubbio possibile. Mi immagino mentre scendo nel tracciato, dritto o angolato che sia, ma sempre solida e reattiva a ogni variazione.

Intanto guardo dalla seggiovia il solito turista che si “spatascia” giù dal muro e m’immagino sto poveraccio che si alza a quest’ora del mattino per andare a prendere facciate sul ghiaccio. Che vita! Almeno mi distraggo con poco no?

Oh. Eccola qua. La tensione inizia a farsi sentire e anche tutti i brutti pensieri : “e se esco?”, “e se faccio schifo?”, “e se sbaglio la porta sul dosso?”, “ma io non sono capace nel dritto!”. No! Aspetta un minuto che metto la musica : la playlist più bella del momento sparata in un crescendo fino ad arrivare alla canzone di rito, quella che mi carica nel modo perfetto prima della gara. E siamo già in partenza.

Si stacca tutto, partono gli apripista e arriva il momento di prepararsi : mentre mi tolgo quei settecento strati di vestiti (uccidetemi ma il freddo no!) inizio a guardarmi intorno e solo lì mi accorgo di quante cose succedono in quel piccolo spazio, ma soprattutto quanta gente e quante cose strane fanno tutti. Tra i riti classici e gli scongiuri per la sfiga impellente se ne vedono delle belle ma tanto alla fine siamo tutti sulla stessa barca. Improvvisamente mi ritrovo in tutina con un pettorale che puzza di morte, a fare gli esercizi di riscaldamento : cose che la gente normale ti guarda e ti chiama l’esorcista.

Prendo gli sci da gara e li porto vicino alla casetta di partenza, ci siamo : mancano dieci numeri e le parole che escono dalla radio collegata con il mio allenatore in pista piu` o meno le so già : qualche consiglio sulla pista e le rassicurazioni di rito: “neve dura, pista perfetta, devi solo spingere”. Facile a dirsi.

Alzo uno scarpone, così quel povero cristo del mio secondo allenatore che sta in partenza per 7 ore filate può togliere la neve; metto gli sci, chiudo gli scarponi e infilo i lacci dei bastoni.

Adesso bisogna dare il tutto per tutto : arrivo al cancelletto e sento il cronometrista che mi da` il dieci e mentre metto i bastoni fuori guardo i secondi scorrere lenti… 5,4,3, partita. Il mio allenatore urla, i miei compagni urlano, spingo come un toro : a testa bassa e poi il silenzio. L’internata alla seconda porta la vogliamo evitare? Meglio di sì.

Passano le porte una dopo l’altra, e vedo la mandria di allenatori a meta` pista fermi a guardare; mentre ci passo davanti mi accorgo che sono quasi alla fine, ma che male alle gambe! Vedo il traguardo cosi` allungo la mano per non lasciare nulla di intentato ed e` gia` finita. E` andata.

Chissa` come sembriamo visti da fuori da un occhio inesperto… Dei pazzi che si scannano in un tracciato pieno di buchi? O magari dei grandiosi atleti pronti a tutto?

D’altronde importa poco perche` chi decide di vivere tutto questo sceglie le belle e le brutte sensazioni e lo fa solo per se` stesso : null’altro al mondo lo convincerebbe a farlo.

Gaia Calzati

I commenti sono chiusi.

Blog su WordPress.com.

Su ↑

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: