Un futuro di educazione tecnologica

D I P I E T R O C A S S O L I N I
Bisogna dire, a malincuore, che l’Italia è tra i paesi più arretrati in Europa per quanto riguarda l’educazione coniugata alla tecnologia e all’informatica. Se non per sporadici casi, l’apprendimento avviene ancora per mezzo di libri, lavagne e registri. Ma c’è un istituto che invece spicca su tutti: la scuola superiore di Amministrazione, Finanza e Marketing Frejus. E’ tra le prime realtà italiane completamente digitalizzato. Gli studenti seguono le lezioni su tablet e computer attraverso file caricati su uno storage comune. Insomma una vera e propria rivoluzione scolastica; via i libri, via i portapenne e spazio alla tecnologia. L’Istituto aiuta inoltre gli sportivi, sciatori in particolare, ad avere sempre le lezioni pronte da studiare persino nelle trasferte. Questo stimola la voglia dell’atleta a partecipare attivamente anche quando non si è presenti fisicamente.
Ciò che ci si potrebbe chiedere subito è: ma la tecnologia nell’educazione è sempre positiva o può provocare mali ben peggiori dell’arretratezza digitale del nostro paese? Il dibattito è più che aperto e mette a confronto chi tende verso una politica progressista e chi preferisce agire in modo più conservatore. Per Marco Gui, sociologo della Bicocca di Milano “Le tecnologie come sono concepite oggi hanno un elevato potenziale distruttivo, minano la memoria e la concentrazione”. Certo è che gli strumenti tecnologici odierni vengono utilizzati per futili scopi quali giochi e social network. Se però a questi oggetti si attribuisce l’unica funzione educativa il problema della distrazione viene meno, lasciando spazio all’apprendimento. Ed in un mondo sempre più tecnologico ed aggiornato è forse la migliore e unica soluzione.

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